The OA Series Premiere

1×01 Homecoming

The OA è un altro prodotto di casa Netflix che promette di far parlare di sé grazie ad un pilot a metà tra il crime, il drama e lo sci-fi, che richiama alla mente gli altri grandi successi televisivi degli ultimi anni.

The OA 1x01 Homecoming recensione

Il regalo di Natale 2016 di Netflix – oltre allo speciale di Natale di Sense8 – si chiama The OA e promette di tenere tutti incollati allo schermo.

Recensire un pilot è sempre un’impresa ardua. Contrariamente ad una serie di cui si conosce già l’impianto narrativo e con un fanbase già ben delineato, scrivere di un pilot è difficile: da un lato non devi svelare troppo della trama per non rovinare la sorpresa – in positivo e in negativo – allo spettatore che si accinge a vederlo, dall’altro vuoi però dargli dei buoni motivi per indurlo a spendere o meno un’ora del suo tempo. Con The OA però, questo delicato gioco di equilibri viene meno perché di fatto non hai assolutamente chiaro cosa tu possa scrivere a riguardo e anche a voler riassumere gli ottanta minuti del pilot si fa una gran fatica.

The OA 1x01 Homecoming recensione

La storia è facile da sintetizzare. Una donna di nome Prairie Johnson torna dopo sette anni dalla sua scomparsa, ma c’è un dettaglio non trascurabile: cieca sin da bambina, adesso è capace di vedere. Il suo rientro in famiglia, nel piccolo paese in cui è cresciuta, e il trauma psicologico che le impedisce un riadattamento alla vita di tutti giorni sono gli ovvi elementi che caratterizzano buona parte del pilot. Non fosse per il dettaglio della vista che è ritornata, non fosse per delle inquietanti cicatrici lungo la schiena, non fosse per il misterioso Homer con cui la donna cerca costantemente di mettersi in contatto, non fosse che proclama di essere The OA, qualunque cosa possa significare. Apparentemente ci troviamo di fronte ad un prodotto di stampo crime con qualche elemento sci-fi. Nulla che serie come Resurrection o Blindspot non ci avessero già dato, ma su ben altri livelli.

Eppure c’è qualcosa che ti spinge a continuarne la visione, gli interrogativi aumentano, i personaggi secondari ti catturano, un senso generale di ansia ti attanaglia. A questo punto, riecheggia nella tua mente quel piccolo gioiellino televisivo chiamato The Leftovers. E quindi continui ad andare avanti.

A metà del pilot la componente più squisitamente crime lascia spazio all’introspezione psicologica: si gioca con i misteri della psiche umana, ci si focalizza sull’interiorità e sulle interconnessioni tra gli individui, si scava nel profondo delle psicologie dei personaggi, in una provincia americana fatta di contraddizioni e ipocrisie come nella più classica tradizione cinematografica. Prairie/The OA diventa l’ariete con cui scardinare le certezze della professoressa Broderick-Allen o far emergere l’interiorità del giovane Steve, il classico bullo della scuola, fino a coinvolgerli successivamente in un’esperienza di condivisione onirico-sensoriale. E come in uno di quegli stream of consciousness tanto cari alla serie, i tuoi ricordi ritornano all’esperienza sensoriale avuta con la visione di Sense8, ma anche alla rabbia sommersa dei giovani protagonisti di American Crime.

Al sessantesimo minuto però qualcosa cambia, la cupa ambientazione della provincia americana cede il passo alla luminosa e gelida Russia, all’opulenza delle residenze delle famiglie più agiate. Vengono trasmessi i titoli di apertura – what the fuck! – e la cosa prende tutto ad un tratto una piega soprannaturale, tra presente e passato, tra sogni premonitori, esperienze di premorte e dimensioni alternative. Ed è così che prodotti come Westworld Stranger Things ti tornano prepotentemente in testa.

The OA 1x01 Homecoming recensione

Dopo ottanta minuti, per farla breve, non sai bene cosa hai visto: apparentemente sembra un prologo ad una storia più grande, ma l’unica certezza è che ne vuoi ancora, e ancora. I due creatori di The OA, Brit MarlingZal Batmanglij – che ne è anche la protagonista – hanno fatto evidentemente i compiti a casa e realizzato un pilot che va dritto nel segno e che fa discutere, nel bene e nel male.

Quasi avessero fatto tesoro delle più strane e controverse produzioni di questi anni e confezionato un pilot sulla carta perfetto. Missione compiuta quindi almeno apparentemente, perchè per tutti gli ottanta minuti di Homecoming una costante sensazione di déjà-vu va purtroppo a inficiarne la resa. Il giudizio si ferma quindi ad un non-sensazionalistico quattro porcamiseria, sperando che la visione dei sette episodi successivi confermi i presupposti per cui annoverare The OA come un’altra di quelle serie su cui perdere il sonno.

4

 

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Ecco qualche tweet assolutamente No-Spoiler su The OA:

…qui stavo cadendo dalla sedia, giuro…

 

L'Autore

Simone Di Giovanni

Affetto da dipendenza seriale, adoratore di Lost, vorrebbe essere figlio illegittimo di William Walker. Poiché come tale il suo motto è In Vino Veritas, deve confessare di aver visto anche le serie più trash mai prodotte (chi ha detto Pretty Little Liars?)