The Good Doctor1×13 Seven Reasons – 1×14 She

Il rapporto tra Shaun e Glassman si complica sempre di più, mentre Melendez fa i conti con le conseguenze della rottura con Jessica. Le carte in tavola sono cambiate e tutti i personaggi devono ritrovare l'equilibrio e affrontare le nuove sfide che si profilano all'orizzonte.

Dopo una prima metà di stagione necessariamente introduttiva, grazie alla quale il pubblico ha potuto conoscere le dinamiche interne al St. Bonaventure Hospital, negli ultimi episodi The Good Doctor ha arricchito la trama orizzontale con avvenimenti destinati ad avere un impatto significativo nelle vite dei protagonisti, stravolgendo il loro status quo. Se inizialmente un tale accumulo di eventi e cambiamenti ci aveva fatto storcere il naso, il ritmo più lento e il carattere più introspettivo dei nuovi episodi ci permette ora di coglierne l’utilità nell’economia della serie. Essa potrà sfruttare queste nuove sfide per approfondire la caratterizzazione dei personaggi e lasciarsi alle spalle quella leggera patina di prevedibilità che finora ha distinto le loro azioni.

Come sempre, la componente medical di The Good Doctor è messa in scena attraverso casi molto interessanti, che diventano anche l’occasione per puntare l’attenzione su tematiche etiche e sociali o su aspetti ben precisi della vita e del carattere dell’équipe di chirurghi, racchiudendo di volta in volta il messaggio dei singoli episodi. Oltre, ovviamente, a rendere omaggio alla medicina moderna attraverso una rappresentazione sempre attuale e all’avanguardia. A recepire i messaggi nei singoli episodi, come ci si può aspettare, è nella maggior parte dei casi Shaun, che grazie ai suoi pazienti e ai loro comportamenti – spesso inspiegabili ai suoi occhi – sta superando i paletti imposti dal suo disturbo, senza smettere mai di imparare nuove lezioni sull’essere umano e la sua complicata natura. Eppure, nel caso del dottor Murphy, in questi episodi il punto non è tanto cosa apprende dai casi che si trova davanti, ma come: ossia, da solo.

A me non serve un padre. Odio quella figura. A me serve un amico.

L’allontanamento dal dottor Glassman costringe il ragazzo a trovare con le proprie forze le risposte che cerca, senza ricevere alcuna spiegazione o aiuto da personaggi che non siano i pazienti stessi. Tuttavia, se Shaun dimostra di saper fare a meno di una guida, come nel momento in cui decide di denunciare il dottor Melendez per aver commesso un errore, è la mancanza della sua amicizia con il vecchio direttore a farsi sentire: purtroppo, quest’ultimo non sembra ancora pronto a riavvicinarsi al ragazzo. Al contrario, assume un atteggiamento schivo e quasi disinteressato che penalizza non solo la coerenza del personaggio, ma anche la trattazione di questa parentesi nel corso dei due episodi, che risulta limitata a qualche scena dall’effetto straniante e priva di spiegazioni.

Un altro allontanamento cruciale, soprattutto nel primo dei due episodi, è appunto quello tra il dottor Melendez e Jessica. L’uomo, colpito dalla rottura voluta dalla fidanzata come da un fulmine a ciel sereno, non riesce a capacitarsi di questa situazione né tanto meno riesce a trovare un nuovo equilibrio senza di lei al suo fianco. Quello che vediamo in Seven Reasons, dunque, non può che essere un Neil Melendez silenziosamente a pezzi, cui basta il sospetto di aver commesso un errore medico per colpevolizzarsi e mettersi ancora di più in discussione. Sarà proprio questa compromissione della ferrea razionalità che lo caratterizza a portare il chirurgo ad una nuova consapevolezza riguardante non solo il suo mestiere, ma anche il suo rapporto con Jessica: se anche nel confronto finale tra i due ci sembra di assistere a un comportamento poco coerente da parte dell’uomo, il quale ammette contro ogni aspettativa che lasciarsi è stata la cosa migliore, quest’affermazione appare comunque contestualizzata e giustificata dagli avvenimenti dell’episodio, senza risultare una scelta di sceneggiatura forzata come nel caso del dottor Glassman.

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Melendez, tuttavia, non è l’unico a fare i conti con i propri errori: dopo essere stato licenziato per l’aggressione al dottor Coyle e essersi fatto riassumere intentando una causa eticamente discutibile all’ospedale, Jared Kalu deve trovare un modo per riscattarsi dalla sua condizione di reietto. Aver rischiato di mandare all’aria tutto e aver perso la fiducia dei suoi superiori è ciò che dà la spinta al giovane specializzando per mettersi finalmente in gioco e mostrare il suo valore come medico e come uomo, sorprendendoci in entrambi gli episodi con ottime intuizioni sui casi e toccanti discorsi ai suoi colleghi. Non resta che sperare che questa evoluzione del personaggio verso comportamenti più maturi prosegua con costanza, anche qualora la spinta data dal desiderio di riscatto dovesse venire meno.

Le ripercussioni di quanto accaduto con il dottor Coyle nel mid-season finale continuano a farsi sentire, ovviamente, anche nella storyline della dottoressa Browne, grazie anche ad un caso medico che la porta, ancora una volta, a riflettere sulla violenza verso le donne. Dopo essersi lasciata coinvolgere dalla vicenda di una moglie che non vuole dare il consenso per l’intervento che potrebbe salvare la vita al marito, in quanto vede nella morte di quest’ultimo l’unica via di fuga dalla sua violenza, Claire arriva alla conclusione che anche lei non può accettare passivamente il rischio di incontrare di nuovo il medico che l’ha molestata. Decide quindi di andare alla ricerca delle altre vittime di Coyle per dare forza alle loro voci e chiudere una volta per tutte questa faccenda.

Tuttavia, se in un episodio vediamo delle donne unirsi sotto l’esortazione di Claire, nell’altro la dottoressa Browne si ritrova a fare i conti con l’agguerrita competitività della dottoressa Reznick, una new entry nel team degli specializzandi che vede in lei e nella sua irrefrenabile tendenza all’empatia solo un ostacolo alla sua possibilità di fare carriera al St. Bonaventure. Riuscirà Claire a far valere la sua “fondamentale decenza umana” e a trovare un compromesso con una rivale pronta a tutto pur di vincere questa gara e guadagnarsi il favore di Melendez? Speriamo di sì, in quanto la dottoressa Reznick, nonostante l’esordio non particolarmente simpatico, sembra nascondere un buon potenziale come coprotagonista della serie, quasi come se la sua spregiudicatezza fosse l’elemento mancante all’interno della nostra équipe.

Porcamiseria
  • 7/10
    Storia - 7/10
  • 6.5/10
    Tecnica - 6.5/10
  • 7/10
    Emozione - 7/10
6.8/10

In breve

Senza aggiungere anche questa volta troppa carne al fuoco, The Good Doctor confeziona due episodi di transizione, più lenti e dal carattere introspettivo, che ci mostrano come i vari personaggi cerchino di riassestarsi in seguito alla serie di allontanamenti e eventi cruciali che ha sconvolto gli equilibri di ciascuno di loro.

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8/10 (1 vote)

Porcamiseria

6.8

Senza aggiungere anche questa volta troppa carne al fuoco, The Good Doctor confeziona due episodi di transizione, più lenti e dal carattere introspettivo, che ci mostrano come i vari personaggi cerchino di riassestarsi in seguito alla serie di allontanamenti e eventi cruciali che ha sconvolto gli equilibri di ciascuno di loro.

Storia 7 Tecnica 6.5 Emozione 7
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