The Gifted Series Premiere

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Gli X-Men sono spariti. I mutanti sono cacciati come criminali e cercano di sopravvivere. In questo mondo, due genitori scoprono la mutazione dei propri figli e sono pronti a tutto per difenderli.

Mentre da diversi anni siamo ormai abituati a esplorare il Marvel Cinematic Universe in TV grazie alle varie serie ABC e Netflix, il suo corrispondente mutante, in mano da sempre a Fox, è stato finora ben meno prodigo di produzioni, donandoci per ora solo (se così possiamo dire, data la qualità) Legion, una delle sorprese della stagione passata: prevedibile quindi la curiosità per The Gifted, neonata serie di 10 episodi, creata da Matt Nix e appartenente allo stesso universo narrativo in cui abbiamo visto muoversi Hugh Jackman, Patrick Stewart, James McAvoy e gli altri.

Proprio questa è la prima caratteristica che va sottolineata della nuova serie: se Legion aveva legami più blandi coi film degli X-Men, The Gifted nasce per inserirsi pienamente nella continuità cinematografica senza però venirne influenzata né, abbastanza ovviamente, influenzarla.

Il pilot, con una X ben evidente nel titolo come in tante saghe degli X-Men cartacei, parte subito con l’acceleratore ben premuto: una ragazza in fuga nei sobborghi cittadini, la polizia che la insegue e la circonda pronta a usare la forza e lei che, aperto un portale, riesce a fuggire prima di essere ferita o catturata; sulle tracce di Clarice, questo il suo nome, ci sono però anche altre persone: tre membri della rete clandestina mutante, che hanno saputo della sua fuga da una struttura detentiva e vogliono portarla al sicuro: è così che incontriamo per la prima volta John Proudstar (Blair Redford), dai sensi ipersviluppati, Marcos Diaz (Sean Teale), in grado di manipolare la luce, e Lorna Dane (Emma Dumont), dotata di poteri magnetici (sì, esattamente come Magneto).

I tre giovani riescono a convincere Clarice (Jamie Chung) a seguirli, ma la fuga non finisce come sperato, Marcos viene ferito e Lorna catturata.

Ben diversa, o almeno così sembrerebbe, la vita degli Strucker: Caitlin (la mai troppo celebrata Amy Acker) e Reed (Stephen Moyer) sono i genitori di due adolescenti dei quali il minore, Andy, è vittima di bullismo a scuola; proprio a scuola, durante un incontro per denunciare la situazione del figlio, ci vengono introdotti e notiamo subito come Reed sia abituato a farsi valere con fermezza e autorità.
Quando Reed viene richiamato al lavoro, noi seguiamo Caitlin a casa e facciamo la conoscenza con Andy (Percy Hines) e Lauren (Natalie Alyn Lind) in una situazione da classica famiglia americana che, dietro la facciata, mostra qualche incrinatura: non solo l’insofferenza di Andy verso l’intervento dei suoi genitori, ma anche e soprattutto la reazione di Lauren quando il fratello usa la parola muties riferendosi ai mutanti, una reazione che sembra essere spropositata, dato il lavoro del padre.
Negli Stati Uniti, infatti, sono ora in vigore leggi che rendono illegale l’utilizzo di poteri mutanti e Reed è un pubblico ministero che lavora nella task force incaricata di perseguire questi pericolosi criminali: è proprio Strucker a incontrare Lorna in prigione e a proporle di collaborare con la giustizia in cambio di un trattamento di favore, ottenendo un prevedibile rifiuto e una reazione piuttosto violenta.

Tentato omicidio. Se avessi voluto uccidere quegli agenti, sarebbero morti.

Nel frattempo, Clarice viene portata al sicuro nel quartier generale della rete clandestina e, con lei, scopriamo un po’ di più dei mutanti che l’hanno salvata: non sono certo gli X-Men, ma un gruppo diffuso a livello nazionale che cerca di sopravvivere e aiutare i propri simili in un mondo che mai è stato così ostile. Scopriamo così che gli X-Men e la Confraternita sono scomparsi da tempo senza che nessuno sappia se siano ancora vivi e, soprattutto, che negli Stati Uniti sono state emesse leggi di controllo dei mutanti che, mascherate da disposizioni di sicurezza per la protezione dei cittadini, hanno reso praticamente illegale la semplice esistenza degli Homo Superior.

Due storyline parallele, quindi, che sembrano sfiorarsi solo per il lavoro di Strucker, ma che finiscono per incrociarsi velocemente: durante un ballo, infatti, Andy viene malmenato negli spogliatoi e finisce per scatenare il suo potere mutante, tanto violento e distruttivo da rischiare di far crollare la scuola: Lauren corre in suo soccorso, rivelando di avere poteri di manipolazione dell’aria.

Rifugiatisi a casa, i due ragazzi rivelano la propria natura alla madre che, pur sconvolta, non li abbandona, neanche quando alla loro porta si presentano i Sentinel Services, forza federale nata col solo scopo di contenere la minaccia mutante; le proteste di Caitlin valgono a poco e il tutto si risolve in una concitata fuga facilitata dai poteri dei due ragazzi.

Ricordi quando quel camion rischiò di investirci? Hai ripetuto per mesi che era stato un miracolo a salvarci. Mamma… non fu un miracolo.

È a questo punto che i due mondi apparentemente separati si sovrappongono: Reed, conscio della gravità della situazione una volta entrato in gioco il Sentinel Service, decide che l’unica soluzione è fuggire in Messico, dove le leggi sui mutanti sono più permissive e, per far ciò, offre a Marcos, di cui recupera il contatto, la possibilità di mettere in salvo Lorna.
Inutile dire che le cose non andranno come sperato e che solo l’intervento di John e Clarice permetterà di salvare gli Strucker e Marcos dall’inquietante attacco di Sentinelle robotiche dalle forme ragnesche: sarà solo Reed a non farcela e a venire ferito mentre gli altri riusciranno a mettersi in salvo grazie a Clarice, lasciando gli spettatori in attesa del prossimo episodio.

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Come si potrà notare, il pilot, diretto nientemeno che da Bryan Singer, non impiega molto a entrare nel vivo: lo status quo ci viene svelato nel corso delle vicende, evitando così un uso eccessivo di spiegazioni che avrebbero rallentato la narrazione. Anche le dinamiche tra i personaggi vengono definite più attraverso situazione e dialoghi, con quelle che potremmo definire brevi ma decise pennellate.

Il rapporto tra Lorna e Marcos, ma anche tra Reed e Caitlin e tra i fratelli Lauren e Andy risalta velocemente grazie a pochi scambi di battute ben calibrati: si preferisce mostrarci chi sono, invece di dircelo – il famoso show, don’t tell – e il risultato finale è molto più realistico.

L’assenza degli X-Men e della Confraternita è ben gestita, attraverso un mistero latente che, a sentire Nix, verrà approfondito nel corso degli episodi, ma che serve anche a mostrare il senso di impotenza dei mutanti comuni: loro non hanno contatti col mondo – per certi versi patinato – del supergruppo, sanno solo che gli eroi sono spariti e la razza mutante non ha più nessuno a difenderla; l’impressione generale è che ci troviamo, come detto, nell’universo principale visto al cinema, ma in un momento storico che ancora non abbiamo incrociato, o forse abbiamo superato: vari cenni (la scomparsa degli X-Men, alcuni eventi disastrosi) ricordano infatti diversi riferimenti già visti in Logan.

Quello che è certo è che non siamo in un mondo mutant-friendly e che i protagonisti della serie non puntano a salvare il mondo, bensì a sopravvivere come individui e come specie.

Nix, in varie interviste, ha dichiarato di voler mostrare l’universo mutante da un’angolatura diversa rispetto ai film: mentre lì abbiamo visto il mondo dagli occhi degli X-Men, qui si cercherà di mostrare la realtà dei mutanti che non sono X-Men e nulla hanno a che fare con loro; uno sguardo meno patinato e più sporco di terra e polvere, se vogliamo, che possiamo tranquillamente affermare essere stato raggiunto da questo pilot.

Il focalizzarsi, poi, sulle vicende di una famiglia e sugli improvvisi cambiamenti dovuti alla mutazione, permette di affrontare vicende mediamente già viste da un punto di vista più intimo e personale, in contrapposizione con le catastrofi planetarie a cui i film ci hanno abituato.

Le scene d’azione sono ben calibrate e realistiche, gli effetti speciali fanno il loro lavoro (capito, Inhumans?) e la storia si svolge con buon ritmo e con una recitazione all’altezza, che non avrà magari picchi eccelsi, ma non ha neanche (cosa altrettanto importante) cali inaccettabili: molto piacevoli sono la scrittura e la resa del rapporto tra i fratelli Strucker, che attraverso battute, punzecchiature e momenti più intimi trasmettono adeguatamente sia l’affetto che la fase adolescenziale che attraversano; interessante e azzeccata, inoltre, la decisione di creare le famose Sentinelle cacciatrici di mutanti, ma di trasformarle in qualcosa di più piccolo e al contempo inquietante: l’aspetto deve qualcosa agli omonimi robot di Matrix, una scelta che possiamo vedere probabilmente più come omaggio che come plagio e che, soprattutto, ben si adatta al clima della serie.

Un risultato piacevolmente discreto, quindi, per un primo episodio che non eccede in idee innovative e una serie che non aspira certo a essere la nuova Daredevil, ma che può tranquillamente candidarsi a diventare punto di confronto per molte produzioni supereroistiche Marvel e DC, con l’ovvia speranza che i prossimi nove episodi mantengano le promesse del pilot.

Alcune curiosità

  • è interessante la scelta del cognome Strucker per i protagonisti: nei fumetti Marvel, il barone Strucker fu uno dei maggiori esponenti dell’Hydra e i suoi due figli (Andrea e Andreas) furono degni eredi del suo nome. Non sembrano comunque avere granché in comune con i nostri Lauren e Andy, per cui per ora rimane probabilmente un semplice omaggio.
  • quando squilla il cellulare di Marcos, la suoneria ricorda in modo marcato la sigla del prima cartoon degli X-Men del 1992, trasmesso in Italia come “Insuperabili X-Men”
  • abbiamo anche stavolta un cameo di Stan Lee
  • Clarice, il cui nome da battaglia è Blink, compare anche in X-Men: Giorni di un Futuro Passato, interpretata da Fan Bingbing. Date le premesse è lecito pensare che si tratti dello stesso personaggio.
  • Lorna Dane, Polaris, nei fumetti è figlia di Magneto, da cui ha ereditato i poteri. Sarà da vedersi se il legame verrà mantenuto anche nella serie.

L'Autore

Sergio Ferragina

Sergio Ferragina

Nerd da quando sembrava ancora una parolaccia, cresciuto a pane, fantascienza, eroi Marvel e Saranno Famosi. Informatico per professione, narratore per sogno, Whovian nell'animo. Avido consumatore di storie, siano esse scritte o visuali, considera suoi zii putativi Asimov, Heinlein e Gaiman, tenendo sempre Shakespeare nel cuore.
Può spaziare da Westworld a Broadchurch, passando per qualche trashata qua e là per abbassare un po' la media. Minaccia spesso di abbandonare serie che lo stufano, ma lo fa raramente e quando capita è per sempre.
Troppe serie da vedere, troppa poca vita a disposizione, ma quando il gioco si fa duro...