Marvel's Luke CageSeason 2 recap: la “gangster”, il supereroe e il nuovo arrivato

Season Recap Mariah, Luke e il nuovo arrivato, Bushmaster. Tutti e tre hanno deciso che Harlem è sotto la loro protezione, e allora come decidere chi si prende il quartiere? Un conflitto a suon di pugni e musica fra cultura afroamericana, giamaicana, soldi e poteri speciali. Un mix vario, forse troppo, che non sempre viene affrontato adeguatamente.

La seconda stagione di Luke Cage, dopo le uscite di Black Lightining e Black Panther, ha l’aria di una nuova celebrazione della cultura afroamericana e giamaicana. Ma, come la prima stagione, si porta dietro i problemi e le tensioni sociali che si possono trovare in quartieri come Harlem, dove non basta un distintivo per mantenere l’ordine. Infatti, sono i soldi che permettono spesso a chi ha il potere di mantenerlo, come Mariah (Alfre Woodard) e il nostro nuovo villain: Bushmaster (Mustafa Shakir). Essi e la violenza sembrano tenere in piedi un regno secondo questi ultimi personaggi, idea che Luke, autentico supereroe senza maschera ma con tanti fan su Facebook, sembra voler confutare. Questi tre personaggi, a suon di pugni e note hip hop e reggae, si contenderanno Harlem, ma nel frattanto dovranno affrontare anche i loro problemi personali che metteranno in dubbio i loro stessi principi e metteranno nuovamente in luce la contrapposizione fra supereroe e vigilante.

Il primo avversario di Luke Cage è Mariah Stokes/Dillard, che dopo la morte di Cottonmouth si è completamente impossessata del trono di Harlem insieme a Shades (Theo Rossi). Lei rappresenta il “gangster“, il controllo per mezzo delle armi della città, un amore violento per il suo quartiere.  Eppure non sembra essere questo il suo progetto principale: il suo scopo sembra quello di ripulire il suo nome vendendo il business delle pistole e ripulendo i suoi soldi investendoli nella Atreus Plastics. Lei vuole essere la protettrice del suo quartiere, costruire un centro di accoglienza per le mamme e i loro figli (“Family First”) usando soldi “puliti”, è convintissima di sapere cosa sia meglio per la sua creatura. Per soddisfare il suo ego e arrivare all’obbiettivo però non esita a spargere sangue e a negare la sua stessa identità come Stokes. Più volte corregge chi la chiama “Stokes” di cognome e anche questa intenzione di liberarsi del business che era stato della sua famiglia per anni mostra con quanta forza lei stia cercando di rinnegare parte delle sue origini, e il culmine sembra essere quando decide di riprendere i contatti con l’unico membro della sua famiglia ancora in vita: sua figlia Tilda (Gabrielle Dennis). Essa rappresenta una delle ferite più grandi che le sono state inferte dalla sua famiglia, e Mariah sembra cercare di darle in mano la direzione sanitaria del suo nuovo centro “Family First” per “ripulire” anche lei insieme al suo nome. Sembra intenzionata a rigare dritto… per qualche episodio.

Mariah vuole rendere Harlem un posto migliore, ma facendo a modo suo e divenendone la regina indiscussa

Durante uno dei momenti più intensi della lotta fra lei, Luke Cage e Bushmaster decide di non rinnegare più il nome degli Stokes e per dimostrare di essere la vera regina di Harlem giunge a compiere una vera e propria carneficina. A quel punto, neanche Hernan la può più fermare ed è emblematico come, durante una delle scene più significative, la vediamo davanti al quadro nel suo ufficio di Biggie Smalls, uno dei rapper simbolo della lotta fra East e South coast, con una corona in testa, e grazie alla prospettiva sembra lei stessa indossare quella corona. La stessa cosa è successa nella prima stagione con Cottonmouth quando uccide Shameek. Chi sta nell’ufficio sul soppalco di Harlem Paradise sembra esercitare il controllo non solo sulla sala, ma su tutti coloro che abitano ad Harlem. Il modo in cui Mariah prende il potere, in cui gioca con i suoi nemici e con i suoi amici ne fanno uno dei personaggi meglio pensati della serie e un villain di tutto rispetto. Come Wilson Fisk in Daredevil è convinto di voler far del bene per Hell’s Kitchen, lei vuole fare di Harlem un posto migliore, ma a modo suoAlfre Woodard si dimostra capace di rappresentare con naturalezza gli scatti d’ira repentini e il carattere lascivo ma estremamente forte che caratterizzano il personaggio.

Anche Luke Cage ha non poche difficoltà a gestire i rapporti con chi gli sta intorno. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità ma anche un gran numero di followers e di persone che ti chiedono aiuto. Ormai è diventato una celebrità, il simbolo della giustizia di Harlem e non può permettersi di essere un super in incognito né di avere tentennamenti. I followers lo seguono sui media ma anche fisicamente per strada, e si aspettano che lui risolva tutti i problemi.

Allo stesso tempo, arriva la conferma che Luke è a prova di pallottola anche per i proiettili di Giuda, cosa che lo fa sentire sempre più sicuro di se stesso e gli farà cambiare approccio verso la giustizia. Vuole essere un collaboratore della polizia e mettere le persone in prigione, o vuole essere il giudice e il giustiziere che decide chi è un criminale e chi no, ma soprattutto chi vive e chi no? Il culmine arriva quando Claire glielo fa notare e il supereroe di Harlem in tutta risposta sfonda la sua parete con un pugno.

Un’azione definitiva, e una sparizione repentina della scena da parte di Claire, che lascia Luke nelle mani di qualcun’altro: suo padre. Ebbene si, anche la famiglia di Cage si palesa, ma piuttosto per fargli da coscienza sotto forma del reverendo James Lucas (Reg E. Cathey). Il ritorno dal passato di un membro della sua famiglia lo costringe a fare i conti con i suoi vecchi traumi e col suo comportamento nel presente, così come Tilda fa con Mariah.

Il loro riavvicinamento sembra un po’ forzato e frettoloso, e la tecnica del reverendo che lo porta a riflettere sul suo operato ci ricorda tantissimo Daredevil, e, come quest’ultimo, Luke pare aver bisogno della religione per cercare di capire in che modo vuole aiutare Harlem. In realtà interviene anche un altro consigliere & collega: Iron Fist, e la collaborazione dei due porta a una delle scene di combattimento migliori della serie e ci fa capire che la meditazione non è per Luke.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità ma anche un gran numero di followers

Dunque, il nostro supereroe nella prima serie era il puro simbolo dell’eroe del ghetto, e pareva farsi carico delle rivendicazioni dei black americans, nella stagione due questo ruolo viene mantenuto, ma contestualmente ci viene mostrata la parte più umana, quella piena di dubbi e di rabbia che non sempre sembra essere in accordo con i valori assoluti di giustizia che il suo personaggio rappresenta nella prima stagione. Durante la battaglia verrà affiancato da Misty, che vediamo senza un braccio e con pochi rimasugli di autostima dopo The Defenders. Sarà Colleen (Jessica Henwick), direttamente da Iron Fist, ad aiutarla, ma la donna sembra aver prima di tutto bisogno di alleati in commissariato e di capire anche lei che tipo di poliziotto vuole essere. Dopo aver perso Candace e Scarfe, vorrebbe vendicare entrambi ma, allo stesso tempo non vuole ricadere negli errori del Detective Rafael.

Bushmaster interviene nella lotta fra questi due giganti, e anche lui ha deciso di prenderne il controllo di Harlem. Questo desiderio e la vendetta contro gli Stokes lo porteranno ad usare ingenti quantità di un’erba chiamata “Belladonna” per far venire a galla i poteri e la forza che ha sempre avuto dentro di sé, e troverà un alleato in questa battaglia proprio in una delle persona più vicine a Mariah. Grazie alla sua astuzia riesce effettivamente a strappare (anche se per poco) la corona ai suoi avversari, e un momento rappresentativo è quando lo vediamo sul soppalco di Harlem Paradise, che guarda la sala. La famiglia per lui nel presente sono i padroni del locale “Da Gwen” e in particolare Anansi (Sahr Ngaujah), che cerca di fargli notare come la Belladonna e la lotta per il potere lo stiano rovinando, così come Hernan e Tilda cercano di fare ragionare Mariah e il reverendo Lucas Luke. Anche lui si fa carico dei simboli della cultura giamaicana e di tutta una serie di problematiche legate all’integrazione negli Stati Uniti e al conflitto fra cultura giamaicana e afroamericana. Darà però soprattutto filo da torcere a Luke Cage: a quanto pare non è l’unico in circolazione ad essere a prova di proiettile, e mette quindi in discussione il sentirsi unico e indistruttibile del nostro Power Man.

Insomma, ad ogni episodio conosciamo meglio i nostri protagonisti, scopriamo come vogliono proteggere e controllare Harlem, e li vediamo ingaggiare lotte fra di loro direttamente o indirettamente attraverso i loro collaboratori. In uno show come questo, le sequenze di combattimento e le sparatorie fra i gruppi che si contendono il potere acquistano una certa importanza e infatti sono ben girate e coreografate, soprattutto a le scene di zcombattimento “di squadra”, con Luke e Misty o Luke e Danny.  Purtroppo però lo show spesso tira fuori tematiche molto importanti e apre filoni narrativi interessanti, per poi non chiuderli o senza affrontarli completamente, come il litigio fra Claire e Luke che non viene mai approfondito seriamente. Inoltre, la serie dedica spesso molto spazio alla presentazione dei vari patti criminali e di cosa i personaggi secondari dei singoli gruppi stanno facendo, hanno fatto o stanno per fare, appesantendo la narrazione.

Da notare poi come in questa lotta la musica giochi un ruolo così importante.

A seconda di chi sta sul trono di Harlem Paradise la musica nella sala cambia, passando da note hip hop, rap oppure reggae. Per esempio, quando Bushmaster nell’episodio 7 prende il controllo del locale e quindi di Harlem, è Stephen Marley, figlio di Bob Marley, a far ballare gli ospiti sulle note di “Chase Dem”. D’altra parte, ogni episodio della serie porta il titolo di una canzone del duo Pete Rock & CL Smooth.

Concludendo, la serie ha sicuramente messo in luce problematiche non solo sociali legate alla cultura afroamericana e a quella giamaicana, ma anche quelle legate al passato dei singoli protagonisti. Spesso, però, ad esse non viene dedicato tempo sufficiente e la storia si perde in specifiche troppo minuziose sulle singole azioni criminali. Ma alla luce di tutte queste spiegazioni, solo una cosa rimane poco chiara: Shades vive 24 ore su 24 con quegli occhiali da sole o per farsi la doccia o andare a letto se li toglie?

Note & curiosità:

  • La “Atreus Plastics” in cui vuole investire Mariah, è già stata vista in Daredevil e sembra collegata ad affari quantomai loschi. Un furgone della Atreus Plastics, infatti, porta via Wilson Fisk quando scappa dalla prigione.
  • Le pallottole di Giuda che hanno quasi ucciso l’eroe di Harlem nella prima stagione non sembrano avere effetto su di lui ora. Ma non è l’unica novità. Quest’anno si conferma la teoria che girava fin dalla prima: esse sono fatte di metallo alieno preso dall'”Incidente”, ovvero la Battaglia di New York in Avengers, in cui Loki e la sua armata hanno invaso la città.
  • A un certo punto della serie Luke si trova ad aver bisogno urgente di soldi a seguito di un piccolo problema legale, e gli viene offerto un ingaggio. Il suo avvocato che lo aiuta a gestire il processo e il lavoretto? Foggy ovviamente, sempre da Daredevil.
  • 7.5/10
    Storia - 7.5/10
  • 8/10
    Tecnica - 8/10
  • 8/10
    Emozione - 8/10
7.8/10

In breve

A suon di pugni e di dollari il trono di protettore di Harlem viene conteso fra Luke, Mariah e Bushmaster. Come giocheranno le loro carte e come sceglieranno i loro alleati sarà fondamentale, ma ancora più importante sarà capire in che modo ognuno di loro vuole aiutare Harlem. In tutto ciò i personaggi secondari si arricchiscono di dettagli e raccontano gli avvenimenti minori, col risultato però che la narrazione non sempre scorre fluida e certe volte risulta ripetitiva.

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9/10 (1 vote)

Porcamiseria

7.8

A suon di pugni e di dollari il trono di protettore di Harlem viene conteso fra Luke, Mariah e Bushmaster. Come giocheranno le loro carte e come sceglieranno i loro alleati sarà fondamentale, ma ancora più importante sarà capire in che modo ognuno di loro vuole aiutare Harlem. In tutto ciò i personaggi secondari si arricchiscono di dettagli e raccontano gli avvenimenti minori, col risultato però che la narrazione non sempre scorre fluida e certe volte risulta ripetitiva.

Storia 7.5 Tecnica 8 Emozione 8
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