Marvel's Luke Cage

1×01 Moment Of Truth

Luke Cage vive una vita solitaria e dimessa, dove si accontenta di arrivare a fine giornata. Il suo passato continua a tormentarlo e i suoi fantasmi gli fanno visita senza dargli pace. Dovrà però trovare le forze di reagire per difendere la sua Harlem da un’organizzazione criminale che lentamente si sta sviluppando attorno ad un pericoloso trafficante di armi e una politica corrotta ed arrivista.

Dopo tanti, lunghissimi mesi d’attesa,  finalmente anche il nuovo capitolo del Marvel Cinematic Universe debutta sull’ormai imprescindibile Netflix, la nuova fedele amica di tutti i più fervidi “divoratori” di supereroi. Come già avvenuto per Daredevil e Jessica Jones, anche in questo caso la Marvel ha voluto spalancare le porte ad un personaggio più di nicchia, uno che non è certo la personificazione del supereroe per eccellenza: diciamocelo, la figura di Luke Cage non è esattamente la prima che salta alla mente quando si tratta l’argomento supereroi.

Marvel's Luke Cage 1x01 Moment of truth recensione

Per noi neofiti del personaggio Luke Cage, per quei molti che non hanno avuto pertanto occasione di approfondirne la conoscenza tramite gli albi illustrati, le basi di partenza sono da attingersi alla serie dedicata a Jessica Jones, dove ci veniva mostrato un primo colpo d’occhio su cosa aspettarci da questo grande e grosso omone dall’indistruttibile pelle color ebano. La prima immagine che ci veniva data era quella di un uomo calmo e gentile, ma allo stesso tempo solitario, dedito a vivere la propria vita senza volersi immischiare in alcun tipo di complicazione. Tutto questo ci viene rimarcato, in maniera ancora più convincente e significativa, anche in questa nuova serie a lui interamente dedicata.

Luke Cage è un uomo senza identità, che non riesce a fuggire dal proprio passato
Ciò che traspare con palese evidenza dal ritratto che ci viene proposto del protagonista, è quella di un uomo senza identità, un uomo perso e in fuga dalle autorità, da se stesso, da tutto quello che lo circonda, un uomo che trascorre la sua intera esistenza in uno stato di perpetuo isolamento. L’unica cosa da cui pare non riuscire a fuggire è il passato, un passato ricco di ricordi forti e vividi ai quali sembra volersi aggrappare con tutte le sue forze. Primo fra tutti il ricordo di Reva, la sua defunta moglie della cui morte non sembra volersi rassegnare – e della quale era responsabile anche una Jessica Jones sotto l’influenza di Kilgrave – cercando pertanto di trattenerne l’immagine e lo spirito nella sua memoria senza avere il coraggio di lasciarla andare. I suoi trascorsi sono costellati da tormenti, inganni e soprattutto dolore. Un dolore sia fisico che morale. Un qualcosa che risale alle origini del personaggio, che lo ha reso l’uomo dalle incredibili abilità che abbiamo imparato a conoscere ma che apparentemente gli è costato un’innumerevole trafila di sofferenze dovute a chissà quali esperimenti perpetrati a suo discapito.

Marvel's Luke Cage 1x01 Moment of truth recensione

In merito a questo, l’episodio pilota per il momento ci fornisce nient’altro che confuse e sporadiche informazioni sulle verità che si nascondono dietro ai superpoteri di Luke,  rimanendo piuttosto abbottonato su ciò che si cela dietro al suo passato, lasciando noi poveri telespettatori all’oscuro di tutte quelle questioni spinose che gli appassionati del fumetto conoscono in maniera sicuramente più dettagliata. Luke sopravvive come può, arrabattandosi al meglio per  portare a casa la pagnotta quotidiana e pagare l’affitto. Si trascina mesto e silenzioso da una parte all’altra di Harlem costringendosi addirittura a fare due lavori, adattandosi a uomo delle pulizie nel negozio di un barbiere e facendo il lavapiatti in un locale notturno del suo quartiere.

Non c’è bisogno di analisi particolarmente argute o studiate per comprendere l’antitesi di fondo presente in questo particolare contesto: un uomo dalle abilità straordinarie, invulnerabile a qualunque cosa e con una forza fuori dal comune che rifiuta l’abito dell’eroe al quale dovrebbe essere destinato, per vestire invece quello di un uomo estremamente comune, umile e dimesso. È un po’ un controsenso no? In sostanza, un uomo che si accontenta di esistere più che di essere. Ed è a questo proposito che la serie ci introduce fin da subito un personaggio che in qualche modo è un “angelo custode” per Luke, una sorta di voce della sua coscienza.

Marvel's Luke Cage 1x01 Moment of truth recensione

Pop, il proprietario del negozio per cui lavora Luke, sembra essere a conoscenza delle sue straordinarie abilità e del suo passato tormentato; esattamente per questo motivo, dando quasi voce ai pensieri del pubblico, cerca di spronarlo a scrollarsi di dosso il peso che grava sulla sua anima, il ricordo ancora vivo di Reva che gli impedisce di andare avanti con la sua vita e di guardare nell’unica direzione verso cui ha senso posare lo sguardo, ovvero il futuro. È una sorta di zio Ben, facendo a Luke il famoso discorso da un grande potere derivano grandi responsabilità che ha dato vita a Spider-Man.

Pop:”You don’t ever think about all the people you could help? You should be more ambitious!”

Luke:”What if my ambition  is to sweep hair, wash dishes and be left the hell alone?”

Nel solco delle altre serie targate Marvel/Netflix, la panoramica generale fornita da questi personaggi più oscuri e tormentati risulta più cruda e realistica. Se questo era già vero per Daredevil – nei combattimenti, soprattutto – e per Jessica Jones – nel personaggio in sé e nelle sue dipendenze – per quanto riguarda Luke Cage l’elemento che più risalta rispetto agli altri per la sua pregevole fattura e il suo crudo realismo è l’ambiente, la panoramica generale in cui viene inserita la trama di tutta la serie. Una panoramica in cui la comunità afroamericana incarna perfettamente lo stereotipo della società chiusa, improntata sulla violenza, sul disagio sociale e la conseguente ghettizzazione che ne deriva; un piccolo microcosmo a se stante che vive isolato dal resto del mondo.

Marvel's Luke Cage 1x01 Moment of truth recensione

Il crimine regna sovrano tra le strade di Harlem, e si insinua serpentino in ogni anfratto in cui trova terreno fertile per svilupparsi e prosperare. I giovani non hanno futuro, non hanno speranza e si trovano spesso a dover fronteggiare situazioni difficili in cui scelgono la via più “facile”, quella che ti porta verso l’inevitabile strada del non ritorno.

Luke: “Everyone has a gun. No one has a father.”

Ad Harlem sta prendendo piede un’organizzazione criminale che tenta di insediarsi sul trono lasciato libero – per quanto ancora? – da Wilson Fisk. A capo di questa organizzazione criminale troviamo Cornell Stokes detto “Cottonmouth: versato nel traffico delle armi militari più pericolose e sofisticate, questo personaggio ci appare già dall’episodio pilota come il futuro avversario di Luke, e fin da queste prime battute ne capiamo l’atroce pericolosità e lo strapotere che esercita su tutto il quartiere.

Marvel's Luke Cage 1x01 Moment of truth recensione

Ad affiancarlo in questa sua ascesa al potere troviamo invece Mariah Dillard, che incarna alla perfezione il classico politico corrotto in combutta con il crimine, dal quale attinge soldi per i suoi comizi e la sua campagna elettorale. Costruendosi un personaggio di facciata in cui interpreta un’attivista per i diritti dei neri – anche qua il rapporto con la realtà e con il movimento Black Lives Matter è strettissimo – si prodiga davanti alla massa di cittadini ingenui e creduloni come una specie di paladina della giustizia che lotta per l’uguaglianza e per il cambiamento, che si batte per l’identità della sua comunità, ma che in realtà non è nient’altro che un’arrivista senza scrupoli, una che dopo aver stretto la mano ad alcuni dei suoi elettori meno fortunati se le igienizza di nascosto con il disinfettante, accompagnando il tutto con una smorfia di schifo.

Marvel's Luke Cage 1x01 Moment of truth recensione

Luke dovrà evidentemente fronteggiare tutto questo nel suo immediato futuro e fortunatamente, già dalla fine di questo episodio, sembra svegliarsi dal torpore in cui aveva vissuto fino a questo momento, sia in campo sentimentale – dopo aver conosciuto la misteriosa ed affascinante detective Misty Knight – sia in campo sociale, dove sventa un atto di violenza e strozzinaggio ai danni dei due poveri anziani proprietari di un ristorante (e del suo appartamento).

I presupposti per una serie di tutto rispetto ci sono eccome. Come già accennato diverse volte, il realismo in cui la serie è versata, dal punto di vista dell’ambientazione si intende, riesce a dare quel tocco in più che rende il tutto più vivo e potente. Michael Colter sembra piuttosto calato nel personaggio, soprattutto per questa sua capacità di apparire sempre distaccato ma di buon cuore, un gigante dagli occhi dolci ma allo stesso tempo velati da una sottile tristezza onnipresente. I villain non sono certo da meno: Mahershala Ali trasuda un misto di disgusto e terrore da fartela fare addosso istantaneamente, mentre Alfre Woodard te le fa girare non male per la grande faccia di merda bronzo che si ritrova. È ancora troppo presto per giudicare in maniera definitiva visti i tanti elementi ancora celati, pertanto via col bingewatching e ai prossimi episodi l’ardua sentenza! Nel frattempo a questo episodio pilota diamo un incoraggiante voto di 4 porcamiseria.

4

 

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Note fumettare

  • Non mancano ovviamente i riferimenti al resto dell’Universo Cinematografico Marvel: Pop, visti i poteri di Luke, gli consiglia di usarli per dare una mano al prossimo, proprio come “quei tizi giù in centro“. Inutile dire che si tratta degli Avengers, di cui un venditore ambulante cerca di spacciare video amatoriali ripresi durante la celeberrima Battaglia di New York.
  • Sorprendentemente, viene citato anche uno dei film più dimenticati (e bistrattati) dell’UCM, ossia Iron Man 2: le armi che Cottonmouth vuole smerciare provengono infatti dalle Hammer Industries, avversario di Tony Stark proprio in quel film.
  • Qualche nota in più sui personaggi di questo pilot. Cottonmouth, nei fumetti, oltre ad essere un gangster è anche un superumano dotato di una forza straordinaria: visti i pugni devastanti che riserva a chi lo tradisce, è probabile che lo sia anche in questa versione.
  • Mariah Dillard, alias Black Mariah, nei fumetti è anch’ella una pericolosa gangster, a capo della gang dei Rat Pack, nonché uno dei primissimi nemici di Luke.
  • La detective Misty Knight nei fumetti ha smesso di essere una poliziotta ed è diventata investigatrice privata, ha un braccio bionico fatto nientemeno che da Tony Stark in persona e ha una relazione con Iron Fist: che ci siano le basi per un crossover con la prossima serie Marvel/Netflix?

 


L'Autore

Silvia Melone

Silvia Melone

Vera, profonda e carnale passione per le serie tv. Buffy fu l'apripista, The OC l'obbligatorio teen drama di passaggio ed infine la vera e propria consacrazione amorosa con Lost. Amante di Game of Thrones, Sherlock, Penny Dreadful, Vikings e True Blood. Un genere preferito tra horror, poliziesco, romantico o storico? Sarebbe come chiedere ad un bambino che entra in un negozio di caramelle di scegliere tra orsetti gommosi, stringhe di liquirizia o marshmallow!

  • Principe Oscuro

    Concordo che la serie sa trasmette un protagonista davvero singolare e decisamente diverso da altri eroi con la classica calzamaglia. In certe scene mi immedesimavo anche in Luke. La Marvel propone sempre personaggi molto vicini al pubblico, e questo è un punto a favore, ma devo dire che la trama è davvero lenta a decollare! :/ Per ora sono arrivato alla 1×04, e la serie ha un ritmo soporifero rispetto a Daredevil e Jessica Jones. Fino ad ora l’unica che mi ha attizzato per la maggior parte dei 50 minuti è la 4ª puntata! Per ora non mi convince pienamente, staremo a vedere se dalla 4 in poi saprà davvero entusiasmarmi!