Marvel’s Iron FistSeason 2 Recap: Uno squilibrio tra Yin e Yang

Season Recap La seconda stagione di Iron Fist è la cartina tornasole di quanto gli autori odino Danny Rand: inutile per metà stagione, bistrattato nel resto delle puntate, Danny è Charlie Brown in salsa Marvel. Ma almeno il buon vecchio Charlie era protagonista.

Dopo la recensione della season première, che ci aveva convinto con una sufficienza carica di aspettative, torniamo a occuparci di Iron Fist e delle rimanenti puntate della seconda stagione, in linea con quanto visto in precedenza.

Rosso, giallo e più…

I dieci episodi di quest’anno si focalizzano sullo scontro tra Danny (l’immortale Iron Fist, nel caso non l’abbia detto negli ultimi cinque minuti) e Davos, suo amico fraterno che avevamo scoperto essersi sentito tradito sul finale della stagione scorsa. Questi è inizialmente in combutta con Joy, anch’essa ferita dal comportamento del giovane Rand e di Ward. In realtà questa storyline, apparentemente portante, funge da pretesto per raccontare piuttosto l’evoluzione del personaggio di Colleen, ormai protagonista dell’intero show.

Per complicarci ulteriormente le cose, gli autori decidono bene di non farci empatizzare per nulla con la ragazza, rendendola ancora più insopportabile di quanto già non fosse nel primo arco narrativo. Il suo modo di porsi nei confronti del (presunto) protagonista la rende spesso invisa, così nella scena del litigio tra Davos e Danny nella cena del terzo episodio, quando ordina letteralmente al Pugno d’Acciaio di rimanere seduto, come durante l’addestramento per far tornare in forze il giovane, quando, con la scusa dell’allontanamento emotivo, viene fuori il lato peggiore del carattere della donna.

Il fatto poi che sia lei a portare avanti la crociata di Danny, impossessandosi dell’Iron Fist e imparando a infonderlo agli oggetti (cosa che ha richiesto al giovane Rand anni e chilometri di allenamenti), non fa altro che confermare uno sbilanciamento totale verso l’ex componente della mano. Avevamo avuto modo di sottolineare questo difetto anche nella recensione al finale di The Defendersdove il ruolo della Wing spiccava non solo rispetto agli altri sidekick (su tutti la bistrattata Claire, cui è toccato un miserabile trattamento anche nella seconda stagione di Luke Cage) ma soprattutto (e ancora una volta) su Danny.

Se confrontassimo il minutaggio dedicato ai combattimenti in questa stagione, non sarebbe una sorpresa se venisse fuori che Colleen è stata più in scena dell’ex Iron Fist. Manca da parte degli autori una sana ponderazione del personaggio, che, se certamente andava fatto crescere ed evolvere, non per forza doveva penalizzare la caratterizzazione del protagonista né avvenire con una totale disparità di meriti.

Se da un lato infatti la donna appare sempre più risoluta e matura, dall’altro lo fa screditando Danny, che rispetto alla rappresentazione della première perde nuovamente ascendente e responsabilità, finendo per apparire come l’unico personaggio che non ha idea di cosa gli stia accadendo intorno, pronto a propinare frasi rubate dal peggiore dei biscotti della fortuna.

A Colleen (e chiudiamo con la sua parte, perché rischia di monopolizzare anche la recensione) poteva benissimo essere cucito addosso il ruolo di compagna di Misty, recuperando dai fumetti la squadra delle Figlie del Drago, direzione che sembrava aver imboccato la serie fino ad un certo punto, per poi invece scartarla in favore della presunta parentela con la prima Iron Fist e conseguente pugno luminoso ereditario (il potere del drago lo fanno girare manco fosse una canna a Woodstock). La presenza della detective con la protesi tecnologica allarga la parentesi aperta dal crossover di qualche mese fa in Luke Cage, e risulta inserita abbastanza bene all’interno delle storyline. Misty finisce sempre per fare la figura di una sbruffona che non riesce a tenere testa alle proprie minacce, ma quantomeno è coerente con quanto detto su di lei in precedenza.

Il villain della stagione non brilla per originalità, il suo piano di impossessarsi del potere dell’Iron Fist è chiaro fin dalla sua prima apparizione, mentre la collaborazione con Joy, al netto del tradimento abbastanza repentino della donna e del suo contributo generale, non sembra molto giustificata se non per introdurre Mary Walker (che probabilmente nella prossima stagione scopriremo essere una personalità di Colleen). Mary rappresenta il jolly per il prossimo futuro, nel caso in cui venga confermata un’altra stagione. La ricerca del suo passato si inserisce nel tema generale di questa, che vede i protagonisti (ad eccezione di Danny, ovviamente) fare i conti con ciò che è stato.

Mentre per Mary questo processo di elaborazione richiede il ricordo dell’esperienza militare per comprendere l’esistenza di una terza, terribile personalità, nel caso degli altri il passato si manifesta nel presente con le fattezze dei fantasmi famigliari.

Le aspettative dei severi genitori sono alla base del conflitto che spinge Davos contro Danny; Ward e Joy devono fare i conti con la pesante eredità di menzogne che il padre ha lasciato loro, mettendoli l’uno contro l’altro; infine Colleen (HO CAPITO NON C’È BISOGNO CHE MI STRESSI! cit.) partirà da una semplice scatola per arrivare a conoscere la propria affinità col Drago, recuperando le proprie radici di K’un-Lun. E Danny? Boh, tanto mica è il protagonista. Le uniche certezze che aveva a inizio stagione spariscono man mano che le puntate vanno avanti, dimostrandosi l’unico a non capire le vere potenzialità del Pugno d’Acciaio (Davos per non sbagliare collega in serie le lucine e ottiene due pugni al prezzo di uno).

Dal punto di vista tecnico la serie si assesta sulla sufficienza, anche se alcuni effetti speciali sembrano gli scherzi che si fanno a Natale con le luci tra le mani. Le puntate, grazie alla preponderante componente di scontri, trascorrono velocemente e lo schema a dieci episodi dovrebbe convincere Netflix a rivedere in questo senso la prossima (se ci sarà) stagione di Luke Cage. Intenzionale o meno, l’idea di connettere queste seconda tranche delle avventure dei supereroi Marvel/Netflix attraverso il tema del confronto con la famiglia dà una parvenza di coerenza interna che rassicura, almeno su questo aspetto, lo spettatore, che coglie un disegno generale omogeneo: Jessica Jones ha affrontato sua madre, Luke ha dovuto riappacificarsi con suo padre e Matt ha in serbo il rapporto con sua madre già dal finale dei Defenders.

Porcamiseria
  • 4.5/10
    Storia - 4.5/10
  • 5.5/10
    Tecnica - 5.5/10
  • 4/10
    Emozione - 4/10
4.7/10

In breve

Oltre all’Iron Fist, Danny Rand in questa seconda stagione viene privato anche del titolo di protagonista. Completamente oscurato da Colleen, il giovane dà la cifra di una serie che si trascina a stento e che fa degli incontri di arti marziali l’unico piacevole momento di visione. Il tema del confronto col passato e con la famiglia mostra una coerenza interna rispetto all’intero progetto Marvel/Netflix, che però, a conti fatti, comincia a contare più flop che top.

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Porcamiseria

4.7

Oltre all'Iron Fist, Danny Rand in questa seconda stagione viene privato anche del titolo di protagonista. Completamente oscurato da Colleen, il giovane dà la cifra di una serie che si trascina a stento e che fa degli incontri di arti marziali l'unico piacevole momento di visione. Il tema del confronto col passato e con la famiglia mostra una coerenza interna rispetto all'intero progetto Marvel/Netflix, che però, a conti fatti, comincia a contare più flop che top.

Storia 4.5 Tecnica 5.5 Emozione 4
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