Grey's Anatomy

13×03 I Ain’t No Miracle Worker

Arizona torna al Grey Sloan Memorial Hospital e affronta chiaramente Alex. Il rapporto tra Meredith e Nathan cresce all’oscuro di una Maggie completamente nel pallone dopo il due di picche di Riggs. Intanto un’intera famiglia viene coinvolta in un incidente d’auto…

Grey's Anatomy 13x03 I Ain't No Miracle Worker recensione

Quando arrivi a seguire una serie come Grey’s Anatomy fino alla tredicesima stagione, le cose sono due: o hai un serio problema di dipendenza oppure – in qualche modo – le storie dei medici del Grey Sloan Memorial Hospital hanno ancora qualcosa di dire. Nel caso del sottoscritto, ahimè, non avremo mai una risposta definitiva credo.

Le stagioni di Grey – salvo le prime, di ben altro livello – hanno sempre funzionato un po’ a corrente alternata, con episodi anche notevoli intervallati a dei modesti filler dalla resa più o meno buona, costruiti puntando su una sapiente scrittura dei casi clinici della settimana e sul fandom dei singoli personaggi, cui ammiccano solitamente con scene dai facili sentimentalismi o di puro fanservice – citofonare chirurgia plastica.

Grey's Anatomy 13x03 I Ain't No Miracle Worker recensione

Questo I Ain’t No Miracle Worker rientra a pieno titolo nella seconda categoria di episodi, ed è forse uno dei più insulsi filler che ricordi purtroppo. Non brutto nella forma certo – Shonda ne sa – ma, fatti salvi cinque minuti sull’onda emotiva – ancora – del ricordo di Derek, il resto del minutaggio si consuma ahimè tra un caso della settimana che punta malamente al sensazionalismo e una serie di storyline e dialoghi di contorno assolutamente superflui. Il nulla.

Lazarus Syndrome

Un incidente d’auto e le sue vittime, un’intera famiglia coinvolta e i componenti della stessa in ansia per la propria madre, il proprio padre, i propri fratelli e sorelle, finiti magari sotto i ferri o tra i letti del Pronto Soccorso. Un caso della settimana, quello di questo episodio, che non esce minimamente dagli schemi e che punta a reggersi sul family drama piuttosto che sulla medicina, e che solo all’ultimo cerca di distinguersi con un’iperbole di eventi che porta ad un rarissimo caso di Sindrome di Lazzaro. Nel Grey’s Anatomy degli albori si sarebbero costruite delle scene intrise quasi di erotismo tra i rampanti specializzandi e un fenomeno clinico di tale rarità. Nella tredicesima stagione invece, ci si affida a delle banalità messe in bocca alla Edwards. Amen.

Al contrario purtroppo, della succitata sindrome non risente l’interesse per la quasi totalità degli eventi narrati nell’episodio, che potrebbe essere benissimo ricordato solo come l’esordio di Arizona Robbins in questa tredicesima stagione. Sebbene non abbia un ruolo di primo piano, a lei tocca procurare allo spettatore le prime emozioni, tra il cenno alla nuova vita di Callie e ovviamente il profondo legame che la lega ad Alex dopo il fattaccio della première. Di riflesso, c’è spazio per ciò seguirà nei confronti del suo rapporto con Andrew De Luca. Che da semplici coinquilini la loro relazione possa evolversi maggiormente?

Grey's Anatomy 13x03 I Ain't No Miracle Worker recensione

Per dovere di cronaca si dovrebbe poi spendere qualche parola per la storyline genitoriale della Bailey e di Ben, ma essendo un plot totalmente autoconclusivo e per nulla interessante, passo.

A queste, che sono – pensate un po’ – alcune delle storyline principali, si aggiungono, come una spruzzata di cacao su un cappuccino, la voglia di ritornare in sala operatoria di April e Alex, la saggezza da neo sposa di Amelia e la Edwards che fa da guardia ai cadaveri. Da premere immediatamente avanti veloce sul telecomando, non fosse così anni’80 come cosa.

The Miracle Dream

Si conferma interessante invece, il possibile triangolo amoroso tra Meredith, Maggie e Nathan. L’interesse non è certo dettato dal triangolo in sé e per sé, né ovviamente dai piagnistei della Pierce, quanto piuttosto da quella che è la prima prova veramente convincente di Riggs quale love interest per Meredith, pronto forse a raccogliere la pesantissima eredità di McDreamy. La chimica tra i due inizia a funzionare sul serio e il loro flirtare ricorda a tratti quello tra Meredith e Derek dei bei tempi andati. Probabilmente, l’averlo lasciato lì a riscaldarsi per l’intera stagione scorsa, onorando al tempo stesso i tempi del lutto per il compianto Derek, ha sicuramente giovato al personaggio di Riggs, evitandogli altresì di trovarsi una posizione difficilissima.

E già, Derek. Proprio l’indimenticato neurochirurgo è al centro dell’unico momento veramente degno di nota dell’intero episodio, che non è caratterizzato dalle doti recitative di Ellen Pompeo quanto appunto dall’effetto nostalgia nei confronti di Derek:

Nathan: You ever have that dream? – Meredith: What dream? – Nathan: The miracle dream.

Meredith: […]He knocks at the door, says he forgot his keys, and he’s sorry for being gone so long.

Vi vedo già coi lacrimoni su. Lo so.

Grey's Anatomy 13x03 I Ain't No Miracle Worker recensione

Magari vi aspettavate paragrafi sul vuoto lasciato da Derek nella vita di Meredith, un’introspezione psicologica della donna che si cela dietro tutto quel botox, un’analisi del rapporto che la lega alla sorellastra Maggie, o ancora una nota sull’amore che lega Barb – la madre della famiglia coinvolta nell’incidente – al marito defunto, e invece dobbiamo deludervi, nulla di tutto questo. A voler essere proprio sinceri, scrivere di un episodio così poco significativo è davvero frustante e forse si rischia anche di offendere l’intelligenza di chi ci legge nel tentare di elevare il piattume di questo I Ain’t No Miracle Worker. Il giudizio è severissimo, un porcamiseria e mezzo, giusto perché la dinamica tra Meredith e Riggs ci ha smosso qualche ricordo dei tempi che furono.

1.5

 

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L'Autore

Simone Di Giovanni

Affetto da dipendenza seriale, adoratore di Lost, vorrebbe essere figlio illegittimo di William Walker. Poiché come tale il suo motto è In Vino Veritas, deve confessare di aver visto anche le serie più trash mai prodotte (chi ha detto Pretty Little Liars?)