Doctor Who11×04 Arachnids in the UK

L'episodio che mostra più difetti narrativi è anche quello che fornisce, però, nuovi approfondimenti caratteriali ed emotivi sul Dottore e i suoi nuovi Companion.

Dopo quattro episodi di questa nuova, sotto tutti i punti di vista, edizione di Doctor Who possiamo dare per assodata quanto meno una nozione: Chris Chibnall ha ben chiari i messaggi che vuole far passare di volta in volta e non è di certo molto sottile nel farlo.

Se in Rosa avevamo avuto un episodio focalizzato sul razzismo e sull’importanza del ricordo del passato per non perpetrare gli stessi errori nel presente, in Arachnids in the UK, sullo sfondo di una minaccia che avrà fatto venire i sudori freddi a chiunque soffra di aracnofobia, le denunce portate avanti in modo fin troppo esplicito sono diverse: dalla deriva americana – e non solo – rappresentata dal vero villain dell’episodio al pericolo della gestione di rifiuti tossici, con l’aggiunta di un po’ di riflettori sulla gentrificazione senza controllo.

L’ormai caratteristica mano pesante di Chibnall, spesso apprezzabile, rischia però in episodi come questo di essere eccessiva, finendo per svuotare il messaggio invece di rafforzarlo. Il personaggio di Chris Noth, in particolare, è talmente tagliato con l’accetta da risultare macchiettistico e prevedibile e le sue ultime battute nell’episodio, per quanto paradossalmente quasi realistiche e dritte al punto, sono più un manifesto dichiarativo che una parte di dialogo di un personaggio. Il rischio che si superi il livello di didascalismo accettabile è alto e la speranza è che lo showrunner sia stato attento, nei prossimi episodi, a non esagerare in tal senso.

Cos’avete che non va? Cos’ha che non va questa nazione? Perché non vi comportate come le persone normali? Prendete una pistola, sparate alle cose, come gente civilizzata!

La differenza netta tra Rosa Arachnids sta nell’organicità e nella gestione dell’equilibrio tra narrazione interna e messaggio trasmesso: nel primo i due si sono fusi alla perfezione, mentre in questo lo stacco è netto, con le conseguenze che abbiamo già detto.

Ciò che, invece, continua nel proprio soddisfacente percorso è lo sviluppo del neobattezzato Team Tardis: gli equilibri tra i personaggi si stanno definendo e, di episodio in episodio, lo spazio dedicato ai singoli si equilibra a sufficienza da fornire un quadro ancora parziale ma comunque crescente dei caratteri, delle debolezze e dei punti di forza di Graham, Yasmin e Ryan.

Quest’ultimo, in particolare, è protagonista di una seppur lieve evoluzione che lo mostra più disponibile nei confronti del nonnastro e, conseguentemente, meno irritante rispetto ai primi episodi; ma è proprio a Graham che sono affidati i momenti più toccanti di Arachnids, attraverso l’utilizzo del ricordo visivo di Grace e della conseguente e dilaniante sensazione di vuoto che chiunque abbia vissuto un lutto conosce fin troppo bene.

Specularmente abbiamo poi modo di conoscere la famigerata famiglia di Yasmin, che già era stata citata in The Ghost Monument e di cui possiamo conoscere un po’ meglio le dinamiche: notiamo come, nonostante l’insofferenza della donna, i suo cari non siano poi così insopportabili. Non perfetti, ovviamente, ma non diversi da buona parte delle famiglie medie in UK e altrove. L’impressione è, piuttosto, che l’insoddisfazione di Yasmin stessa nei confronti della propria vita quotidiana abbia nella sua famiglia una sorta di cartina tornasole scambiata mal letta come causa piuttosto che come effetto di un proprio malessere.

– Sto cercando di fare conversazione. Pensavo di cavarmela abbastanza bene.
– Hai bisogno di lavorarci
– Forse sono nervosa. O semplicemente socialmente disadattata. Sto ancora scoprendomi.

In mezzo troviamo Tredici e una Jodie Whittaker che di episodio in episodio acquista confidenza e definisce il carattere del suo Dottore. Dietro una scanzonatezza che richiama molto i momenti più leggeri di Undici, soprattutto nei veloci cambi di argomenti e nelle associazioni mentali assurde, abbiamo un personaggio in grado di dimostrare una forte empatia e un grado di compassione che supera nettamente quello dei suoi predecessori, per lo meno nella resa immediata.

Il rispetto per la vita che, comunque, è un marchio di fabbrica del Dottore (o quanto meno cerca di esserlo) è qui portato a un nuovo livello, al punto da riuscirci a far provare dispiacere per la morte dolorosa di un ragno grosso quanto un furgone. Da notare, poi, come questa incarnazione abbia assimilato le lezioni dei precedenti relativamente alla sua necessità di non viaggiare da sola.

Se Nine aveva coinvolto Rose quasi en passant, Ten Eleven si erano ritrovati con compagni che poi erano diventati amici e Twelve aveva anche provato a recidere legami per non dover più affrontare certi dolori, Tredici sa di aver bisogno di compagnia e non si vergogna a mostrarlo e ad agire in tal senso, pur denotando un senso di responsabilità che le sue versioni più giovani hanno spesso dimenticato: la sua raccomandazione a fine episodio, il suo bisogno che i rischi siano chiari per tutti i membri del Team è sintomo di una maturazione acquisita che, dietro la leggerezza, ci dona il Dottore letteralmente più adulto (e d’altronde lo è anche anagraficamente, in effetti).

La fine dell’episodio rappresenta anche la chiusura del primo ciclo di viaggio del Dottore e dei companions, quello che in ogni nuova incarnazione denota il passaggio dal primo incontro alla decisione di viaggiare ufficialmente insieme. Colpisce piacevolmente la varietà delle motivazioni dei tre membri, con un ovvio focus su Graham. Yasmin e Ryan, infatti, in piena continuità con le stagioni passate sono giovani e desiderano di più: più avventura, più vita, più universo, usando le parole di Yasmin, e se è possibile farlo accanto alla “persona migliore che abbiano mai conosciuto”, tanto meglio. Graham no. Graham ha bisogno di elaborare il lutto e rimanere solo in una casa che costantemente gli ricorda la mancanza di chi è stata la sua vita non è certo il modo più semplice per farlo. Viaggiare col Dottore, esplorare luoghi lontani, fare di persona viaggi che Grace avrebbe adorato è invece contemporaneamente mezzo di elaborazione e modo di rendere onore alla donna che gli ha insegnato nuovamente a vivere.

Il prossimo episodio rappresenterà il giro di boa di questa breve stagione e sarà anche il punto di inizio dei viaggi di un Team Tardis definito e convinto: se le trame riusciranno a evitare i difetti evidenziati oggi, ci aspettiamo grandi cose.

  • 7.5/10
    Storia - 7.5/10
  • 6.5/10
    Tecnica - 6.5/10
  • 8/10
    Emozione - 8/10
7.3/10

Summary

Punto di forza dell’episodio è indubbiamente la crescita dei personaggi e il progressivo approfondimento su tutti i membri del neonato Team Tardis. Stona un po’ la resa sopra le righe dei messaggi inseriti quasi a forza, che rischia di svuotarne il valore.

Porcamiseria

7.3

Punto di forza dell'episodio è indubbiamente la crescita dei personaggi e il progressivo approfondimento su tutti i membri del neonato Team Tardis. Stona un po' la resa sopra le righe dei messaggi inseriti quasi a forza, che rischia di svuotarne il valore.

Storia 7.5 Tecnica 6.5 Emozione 8
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