Doctor Who11×03 Rosa

La bella storia di come un bus possa portarvi tra le stelle: Rosa Parks entra nella storia del Dottore con un carico di emotività che scuote l'attualità.

Quale miglior modo di farci conoscere meglio un neo-Dottore se non quello di metterlo accanto a qualche personaggio storico con cui è facile empatizzare? In Doctor Who gli esempi sono molteplici, a partire dal Nono e Charles Dickens, passando per Tennant Madame de Pompadour fino al più riuscito degli incontri storici del moderno Dottore, quello tra Eleven Vincent Van Gogh. Per non essere da meno, il Dottore di Jodie Whittaker incontrerà niente meno che Rosa Parks, la madre del movimento per i diritti civili americani.

ATTENZIONE: c’è un campo di spoiler oltre questo confine! You shall not pass (se non avete visto la puntata)

Allertato da una presenza anomala di energia Artron, il TARDIS spedisce il Dottore e i nuovi companion nell’Alabama del 1955 anziché riportarli a Sheffield. Nella città di Montgomery, infatti, si aggira un ex detenuto di Stormcage in possesso di un manipolatore del vortice temporale, pronto a mandare all’aria lo sviluppo della storia impedendo a Rosa Parks di dare il via, col suo rivoluzionario gesto, alle prime grandi rivolte del movimento per i diritti civili americano. Una corsa contro il tempo perché tutto rimanga come nei libri di storia che metterà a dura prova soprattutto Ryan, il cui colore della pelle basta a renderlo bersaglio del becero razzismo degli altri cittadini.

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È l’occasione per portare sullo schermo, anche se con un modesto ma reverenziale minutaggio, sia il tragico destino di Emmet Till che la figura di Martin Luther King, amico di Rosa e principale esponente delle manifestazioni che seguirono all’arresto della donna. Un tema non facile, quello del razzismo, che se da una parte tocca un nervo scoperto dell’America (e non solo) attuale (con una forse implicita critica anche alla Brexit, già percepita anche nei precedenti episodi della stagione), dall’altra rischia sempre di sfociare in una stra-abusata retorica che ne svuota il significato rendendolo un comodo pensierino da appendere all’albero dei desideri. Non è questo il caso, giacché la narrazione è ben calibrata, alternando alla tensione del tema principale i consueti momenti di alleggerimento (l’identità di Banksyl’autoironia sugli inglesi, Steve Jobs).

La divisione dei compiti tra i companion funziona, regalando finalmente un po’ di individualità ai personaggi, in particolar modo a Yaz, che non a caso ha l’onere del dialogo con Rosa poco prima di salire sul bus. La scena principale, una volta compreso di trovarsi di fronte a un paradosso della predestinazione tipico di Doctor Who, diventa quasi claustrofobica, con un mix di rabbia e orgoglio fomentato dalle inusuali note di Rise Up di Andra Day, una scelta musicale atipicamente pop per uno show abituato a temi originali, ma che non guasta nell’atmosfera generale, prestandosi completamente alla narrazione.

Krasko non è un nemico memorabile e la scelta di farlo sparire col dislocatore temporale (che ricorda da vicino il temibile potere dei Weeping Angel) potrebbe indicare l’intenzione di tirarlo fuori qualche altra volta a comando. Ciononostante svolge a dovere la sua funzione, rimpolpando l’altro tema della puntata, strettamente connesso alla lotta al razzismo, quello dell’enorme valenza dei piccoli gesti, capaci di dare un volto completamente nuovo all’intero universo (esemplificativa ed estremamente significativa è la scelta di chiudere con l’asteroide Rosa Parks, realmente esistente). Ma le fondamenta su cui si basano questi piccoli gesti, la linea guida che li indirizza nella giusta direzione risiede nell’educazione:

Education makes you unstoppable

ripete con orgoglio la stessa Parks protagonista della Storia e dell’educazione dei due giovani companion (e della sempre rimpianta Nan), a conferma dell’importanza di una cultura che passi attraverso l’integrazione.

Jodie continua a mostrare dimestichezza nei panni del Dottore, pur rivelando un certo ritardo nell’adeguarsi alla nuova condizione. Non risulta ancora particolarmente credibile nelle minacce, ma quel genere di autorevolezza richiede ben più di tre episodi per essere acquisita, ma la strada imboccata sembra essere più che promettente.

Note

  • Un nemico simile a Krasko, intenzionato a modificare gli eventi storicamente già avvenuti, si è scontrato col Primo Dottore nel serial The Time Meddler, dove il villain vestiva i panni di un monaco.
  • La prigione di Stormcage è luogo ricorrente nella geografia whovian; si tratta infatti del luogo di detenzione di River Song, che più di una volta è riuscita ad evadere grazie al manipolatore del vortice temporale (lo stesso che indossa Krasko?).
  • A proposito del manipolatore, lo abbiamo visto addosso a diversi personaggi: alla già citata River, a ClaraMartha, Missy e, nella sua versione più famosa, al Capitano Jack Harkness. Inoltre, la definizione che ne dà Tredici ( “cheap and nasty time travel” ) ricalca fedelmente le parole usate da Undici nel finale della quinta stagione The Big Bang.
  • Anche il perception filter è stato visto (o meglio, non visto) in molte puntate dello show, rendendolo parte integrante della mitologia whovian.
  • Il Dottore ha avuto a che fare (anche se mai apparsi nello show) sia con Elvis che con Sinatra, richiamati in diversi aneddoti divertenti durante la sua recente storia (A Chistmas Carol The Idiot’s Lantern).

 

  • 8/10
    Storia - 8/10
  • 8/10
    Tecnica - 8/10
  • 9/10
    Emozione - 9/10
8.3/10

Summary

L’ennesimo incontro con un personaggio storico dà il via a una riflessione sofferta sul razzismo attuale e sull’importanza dei piccoli gesti nell’economia dell’universo. Un Dottore sempre più a suo agio in una storia piena di emozioni ma che rifugge la facile retorica, sia nei dialoghi che nelle immagini.

Porcamiseria

8.3

L'ennesimo incontro con un personaggio storico dà il via a una riflessione sofferta sul razzismo attuale e sull'importanza dei piccoli gesti nell'economia dell'universo. Un Dottore sempre più a suo agio in una storia piena di emozioni ma che rifugge la facile retorica, sia nei dialoghi che nelle immagini.

Storia 8 Tecnica 8 Emozione 9
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