Dirk Gently

1×01 Horizons

Matteo Troiani
Scritto da Matteo Troiani

La vita di un ragazzo qualsiasi viene stravolta da incredibili eventi, e un’indagine decisamente non convenzionale lo vedrà protagonista tra violenti killer, disturbi mentali, viaggi spazio-temporali e personaggi decisamente fuori di testa.

Dirk Gently’s Holistic Detective Agency in principio fu un romanzo di Douglas Adams pubblicato nel 1987, il primo di una saga sfortunatamente incompleta, definito dallo stesso autore “thumping good detective-ghost-horror-who dunnit-time travel-romantic-musical-comedy-epic“. L’idea di partenza venne direttamente dalla celebre serie Doctor Who, a cui Adams lavorò tra il 1978 e il 1980. Si capisce già in partenza quindi, sebbene non siamo di fronte alla ben più nota “Guida galattica per autostoppisti”, come il potenziale narrativo sia sconfinato, tra viaggi nel tempo, misteri, elementi sovrannaturali, e colpi di scena a ripetizione. Se, come chi scrive, non avete letto il libro, resterete sicuramente sorpresi dalla freschezza della serie, ma probabilmente lo saranno anche i più fedeli agli originali, perché grazie alla visione del giovane Max Landis, autore della serie che si era fatto conoscere con lo spericolato Chronicle nel 2012 e ha confermato di avere uno stile ormai riconoscibile nel bel American Ultra, il pilot della serie riesce a sorprendere per la sua complessità e per il suo estremo, letteralmente estremo, dinamismo.

Non ci si ferma un attimo, l’intensità della vicenda è strettamente legata alla velocità della narrazione, l’andamento irrefrenabile si addice particolarmente alla natura della storia e della serie, vengono introdotti, o meglio, buttati nella mischia, tantissimi personaggi, probabilmente tutti quelli che saranno ricorrenti nella serie; sebbene ci sia il rischio di disorientare lo spettatore, la sensazione alla fine dell’episodio è di stupore più che di confusione: il fatto che gli eventi non siano ancora chiari, né tanto meno le connessioni tra di essi, non impaurisce, poiché la costruzione narrativa è attenta ai particolari, quel tanto che basta per rendere la vicenda verosimile e non avere la sensazione di essere di fronte ad un calderone senza alcun senso. Quest’ultimo si intravede sul finale di episodio, quando anche il protagonista, Todd Brotzman (Elijah Wood), inizia a capire il (non) senso di quello che gli sta accadendo.

La spiegazione che i personaggi di Dirk e dell’efferata killer Bart Curlish danno dell’investigazione olistica non è delle più chiare, quello che sappiamo noi è che l’interpretazione olistica, applicabile più o meno a tutto, prevede che la somma delle singole parti di un sistema non segua le stesse regole del sistema stesso. Questa sembra anche essere la chiave di interpretazione della serie, che appare esagerata, sfrontata, fuori misura, ma mai sconclusionata: un disegno generale è già stato tracciato, e sarà senza dubbio più significativo delle singole parti che per ora sembrano ambigue e indecifrabili. Sembra che il libro originale sia molto diverso dalla serie, ma dato che affermazioni del genere non hanno mai avuto valore argomentativo possiamo tranquillamente fregarcene e goderci lo spettacolo.

Nonostante la produzione sia tutta americana, grazie alla collaborazione BBC America e Netflix, la serie sembra possedere la caratteristica irriverenza britannica, merito sicuramente dell’umorismo inglese di Adams, ma anche e soprattutto dell’impostazione decisamente poco Hollywoodiana che Landis & Co. hanno voluto dare alla serie: a tratti sembra di assistere al quarto capitolo della Trilogia del cornetto di quel genio di Edgar Wright (L’alba dei morti dementi – Hot Fuzz – La fine del mondo). La giacca in pelle gialla di Dirk, e non solo quella, ci fa venire alla mente il killer e le atmosfere dell’indimenticata Utopia, la concatenazione e la sovrapposizione dei molti personaggi e la componente dell’assurdo ricordano poi il ben più calibrato Burn After Reading dei fratelli Coen, ma senza mai prendersi così sul serio.

Un potenziale narrativo sconfinato, tra viaggi nel tempo, misteri, elementi sovrannaturali, e colpi di scena a ripetizione
Se la frenesia e la quantità di informazioni che ci vengono presentate sono controllate e contribuiscono a rendere la visione più avvincente, quello che potrebbe risultare fastidioso, se non proprio antipatico, è il personaggio di Dirk Gently, cosa che potrebbe costituire un problema da non trascurare per una serie che porta il suo nome. Si può essere sopra le righe in mille modi diversi, ma quello che Landis e Samuel Barnett – l’attore che interpreta Dirk – hanno scelto è a metà tra le facce buffe di Jonny Depp in Pirati dei Caraibi e l’insistenza snervante di Sheldon Cooper, con la differenza che le battute scritte per lui non sembrano mai tanto originali quanto il personaggio invece prevederebbe.

La componente sovrannaturale che si intravede all’inizio e alla fine dell’episodio apre infinite possibilità al racconto, che per ora ha solo messo sul piatto gli ingredienti principali; la ricetta è tutta da scoprire: tra violenza gratuita, humor nero, una dose di umanità e realismo sempre necessaria ma qui continuamente scombussolata dal caso e dal caos, e numerosi misteri da risolvere, Dirk Gently’s Holistic Detective Agency ha tutte le carte in regola per diventare la nostra prossima serie del momento.

4.5

 

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L'Autore

Matteo Troiani

Matteo Troiani

Designer con la passione per il cinema, le serie tv, la musica e tutto ciò che può essere recensito. Lost il primo grande amore, Breaking Bad l'ultimo, il prossimo... coming soon.